φυλακές, carcere

GRECIA: IL «17 NOVEMBRE» E ALTRI DEMONI

La Bottega del Barbieri

Un testo di Mikis Mavropulos e il messaggio di Dimitris Kufodinas alla presentazione del libro di Athena Tsakalu

La più grande favola che circola nella società greca, e non solo, è che si tratta di un corpo unito e chi lo «divide», in qualsiasi modo, deve essere mandato al «fuoco eterno». Sì amici miei, compagni e tutti voi che vorrete leggere questo testo. Non c’è bugia più grande sull’«unità di un popolo»!

In ogni società ci sono interessi che separano le persone, coloro che dovrebbero essere cittadini; un’altra grande questione questa, ne parliamo un’ altra volta. Sono passati tanti anni da quando Marx ha scritto della lotta di classe, e quelli della «Nuova democrazia» fingono di vivere in una società sognante, estasiata, in cui tutti i problemi sono stati risolti. per cui gli esseri umani sono uniti dall’obiettivo comune di creare la felicità indisturbati.

La 17 Novembre è stata un’autentica figlia del focquismo, in breve del guevarismo, come tutte le altre organizzazioni rivoluzionarie armate nate negli anni ’60 e ’70. «Creare 10 100 1000 Vietnam» ha gridato con santa indignazione il Che e questo è diventato un atto da combattenti in ogni angolo del globo: uno di loro Dimitris Kufodinas. Una prassi, praxis, ideologica, etica. Voi, di destra, sparate su Dimitris – e contro Vassilis Vasilikos, che ha appoggiato i suoi inalienabili diritti – e fatelo pure contro di me, che li sostengo calorosamente.

[…]

Il mio risveglio politico è avvenuto a 18 anni, appena mi sono ritrovato a studiare nella bellissima Firenze, nel 1973. Lì, uno dei primi film che ho visto fu «Z» (come erano veramente «uniti» i greci allora!) e poi «Siege Situation», in Italia noto come «L’Amerikano», entrambi di Costas Gavras con le musiche di Mikis Theodorakis. Nel secondo si raccontava del rapimento (da parte dei Tupamaros) di Don Mitrione un arci-torturatore statunitense, addestratore delle forze di polizia uruguaiane contro la sinistra. Sono rimasto scioccato, mi sono informato e ho abbracciato quasi subito il guevarismo.

Quindi mandate al fuoco eterno questi grandi creatori che hanno “diviso” la gente affrontando argomenti così delicati, diffondendoli in lungo e in largo, in un modo che è stato apertamente simpatizzante con i Tupamaros e ostile all’imperialismo americano, il quale massacrò innumerevoli popoli nel passare degli anni. Questi nordamericani non “dividono” la gente, perché i loro proiettili sono buoni? E invece io dico che loro sono i veri terroristi!

Il grande Picasso dipinse Nikos Beloyannis, «l’uomo con il garofano» (*) uno che “divideva”, provocatorio pure lui: aveva scelto chiaramente una parte, quella Sinistra, in una società fortemente “unita” (ah ah).

[…]

Sono stato a Londra negli anni Settanta, prima dell’Italia. L’immagine del Che si trovava ovunque su magliette e felpe, dipinta sui muri, bandiere, manifesti nelle stanze giovanili del movimento competitivo globale, mi ha accompagnato e mi accompagna in tutti questi anni. Nessuno di voi destri ha il coraggio di chiamarlo assassino. Il Che, morto da decenni, tormenta il vostro sonno e la vostra veglia, riempiendo i nostri sogni di bellezza. Non c’è mai stato dalla vostra parte un uomo come lui: pur avendo letteralmente tutto, se n’è andato ad accendere fuochi in luoghi stranieri.

[…]

I ribelli si trovano ovunque. Sono braccati, scappano, vivono nell’illegalità, i meccanismi repressivi li cercano. Dimitris Kufodinas (**) è unico! Ha salvato l’onore della lotta e della sua organizzazione nel momento in cui i suoi ex compagni stavano “cantando” senza sosta: non li giudico, non so cosa avrei fatto al loro posto io, a posteriori è facile sentirsi forti. Qualcosa di simile è successo anche in Italia: alcuni compagni hanno resistito, altri si sono “pentiti”.

Io sono stato carne dalla carne e ossa dalle ossa dell’Autonomia operaia. Per chi non lo sapesse, ci sono infinite cose che si possono trovare nei media seri per sapere cos’era Autonomia. Dirò che autonomi e guerriglieri condividevano molte cose: i primi, militanti dentro i movimenti, praticando l’illegalità di massa; i secondi separatamente agivano da partito combattente … ed era una differenza molto grande. Però entrambi volevano battere il sistema e questo li separava dagli “assimilati”.

Quegli autonomi oggi amano il modello di società che gli zapatisti sognano e stanno già costruendo in Messico e i curdi nel nord della Siria, nei cantoni autogestiti di Rojava.

Aspettiamo con ansia e gioia che una delegazione zapatista ci venga a trovare tra qualche mese, in estate verranno anche qui a Kavala. Nel 2008, durante la grande rivolta giovanile dopo l’assassinio di Alexis Grigoropulos da parte della polizia, quando ancora una volta i greci uniti – allora sì – ne chiedevano il disarmo, colui che salutò il movimento antagonista greco era il sub comandante zapatista Marcos e tutti ricordiamo le sue parole. Dov’erano allora tutti questi ‘unitari’ quando i veri provocatori, quelli del Mega Channel, stravolgevano, deformavano i fatti?

Basta. potremmo parlare per ore di divisioni, sciocchezze, frottole. Nel frattempo, il compagno Dimitris Koufodinas si sta avvicinando alla morte, giorno dopo giorno, con il suo sciopero della fame. Non ha paura di morire perché, siccome ha scelto di opporsi concretamente e non a parole all’establishment greco malato, sapeva che la morte lo aspettava nell’angolo. Ciò non significa che non abbia gli stessi diritti di qualsiasi altro detenuto nelle carceri greche. Diritti di cui è stato privato per anni. Ne hanno parlato coloro che sono intervenuti ieri alla Radio Proini di Cavala, diritti di cui hanno parlato Vassilikos e tanti altri. Spingiamo affinché il male e la vendetta si mettono da parte, finché siamo ancora in tempo.

Grazie mille, Michele (Mikis) Mavropulos

(*) Nikos Beloyannis, l’Uomo con il Garofano, era un leader comunista. La sua fucilazione nel 1952 a Goudi, insieme ai suoi compagni di lotta, provocò un’ondata di proteste in tutto il mondo e l’omaggio di politici antifascisti e di artisti come Pablo Picasso (qui sotto il suo quadro).

(**) in “bottega” cfr APPELLO PER DIMITRI KOUFONTINAS e Dimitris Koufontinas: l’apicoltore e il comunista

Il testo di Dimitris Kufodinas letto alla presentazione del libro di Athena Tsakalu

Alla presentazione della raccolta di racconti di Athena Tsakalu (***) «Le risate dell’acqua» i «parenti ed amici dei prigionieri politici e militanti perseguitati» (che hanno organizzato l’evento) hanno chiesto anche a scrittori-prigionieri di intervenire.

Dimitris Kufodinas, un prigioniero della 17 Novembre e autore del libro «Sono nato 17 novembre» ha scritto un saluto.

Ecco il suo testo:

«Amici e compagni, buonasera!

L’ incontro di oggi è un momento di solidarietà. Un momento per far incontrare gli outsiders con gli insiders, quelli fuori con quelli dentro. Un momento di accordo ma quando quelli fuori sono attivati e si mettono in fervore con quelli dentro tutti fanno parte dello stesso movimento.

La solidarietà è la condizione che catalizza i muri. E oggi ne abbiamo tanti muri … Muri di prigione, muri di esilio, muri di condizioni restrittive. Il capitalismo sa come costruire muri di reclusione e isolamento dei suoi oppositori politici. Come sa costruire muri di alienazione e isolamento all’ interno della società, frammentare le resistenze sociali.

Noi dobbiamo abbattere i muri. Di ogni tipo.

La solidarietà è la condizione che catalizza i muri. Ma per funzionare con tutto il suo significato e dinamismo, presuppone l’unità, l’apertura di percorsi fra ogni collettività, ogni tendenza ed espressione del movimento.

Unità non vuol dire identificazione. Ognuno ha la propria identità politico-ideologica, la rivendica e la difende – è così che deve essere fatto – e questa non è una debolezza del movimento, è la sua forza, la sua portata e ricchezza.

Unità vuol dire combattere nella lotta comune, mirare comunemente per strappare punto per punto, respiro per respiro la vita e la libertà che ci vengono rubate, di innalzare barriere di resistenza comuni, di preparare piccoli contrattacchi comuni e coordinati, prepararci per quelli più grandi e ancora di più…

Athena non è con noi oggi. È passato molto tempo da quando non scende le scale del carcere con gli altri genitori di prigionieri politici per la visita mancante.

Ma i suoi genitori si son presi cura di portarci la sua voce. Siamo stati commossi dal suo modo di parlare, dal suo sguardo tenero e attento, dal suo cuore sensuale, dall’amore profondo che guida ogni persona che merita di essere chiamata essere umano, da questo grande sentimento che emana da ogni pagina de «La Risata dell’acqua».

Del valore letterario di questo libro sarà discusso da altri più competenti di me. Dirò solo che «il più sorprendente, il più imponente e il più grande è un uomo a cui è impedito di camminare».

Atena fu deportata nell’isola di Salamina, una pratica del potere che ci porta in mente epoche altre, quando la guerra sociale si stava intensificando e il regime eliminava le divisioni tra belligeranti e civili..

È stato scritto che un governo «di sinistra» avesse dovuto continuare questa selvaggia tattica di potere. Non è inspiegabile. Sebbene questa tattica venga dal passato, riguarda però il futuro che stanno preparando per noi. Il cupo futuro di una nuova colonia includerà molta repressione.

Sta a noi trasformare questi sogni dei potenti in incubi per loro e per il loro staff, il loro personale.

Sta a noi opporci con l’unità, la lotta, la solidarietà, i nostri stessi sogni. E combattere.

A presto!

(***) Athena Tsakalou è la madre dei prigionieri anarchici Christos Tsakalos e Gerasimos Tsakalos delle CCF (Cospirazione delle Cellule di Fuoco).

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