σκόρπιες σκέψεις...

Il lato vergognoso della società greca, su D. Kufodina

Molti di voi sanno che ho vissuto in Italia dalla fine del ’73 ai primissimi anni ’80. Sono diventato un uomo all’interno delle linee del movimento antagonista, uno che voleva rovesciare l’ordine stabilito delle cose e invece costruire un’altra società, basata sull’idea dei soviet, dove l’uomo non avrebbe sfruttato l’uomo e la natura. Organizzato in squadre che stavano mettendo in piedi i primi embrioni dell’esercito rivoluzionario di liberazione, ispirato alle rivoluzioni cubana e vietnamita.

Negli anni in cui il movimento era «altissimo», avevamo un nemico in prima linea, il ministro dell’Interno Francesco Cossiga.

Molti volevano dominare politicamente il movimento, organizzazioni armate e sezioni organizzate dell’autonomia operaia. tutti usammo forme di guerriglia nelle loro azioni, per alcuni la clandestinità divenne fine a se stessa, da un momento in poi troncarono i loro legami con il movimento di massa, osservando la sua azione dall’esterno, cercando di dirigerla in modi per loro desiderabili . L’esempio più classico sono state le Brigate Rosse.

Un nemico comune di tutti è stato Cossiga, che poco dopo il sequestro e l’esecuzione di Moro si dimette, per essere subito eletto Primo Ministro e poi Presidente della Repubblica Italiana. Il sistema aveva vinto la guerra. Come presidente, ha iniziato il suo enorme sforzo per approvare una legge e redatto decreti presidenziali che volevano concedere l’amnistia politica ai membri di spicco delle Brigate Rosse incarcerati. Sì, avete letto bene, tre anni dopo il 1988, quando Curcio e Moretti, dei leaders storici dell’organizzazione, annunciarono l’auto-scioglimento delle Brigate Rosse, avendo imprigionata la stragrande maggioranza dei loro membri.

sioux

Sentitelo:

Francesco Cossiga: “Br, eravate dei nemici politici, non dei criminali”

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«Ormai la cosiddetta giustizia che si è esercitata e ancora si esercita verso di voi, anche se legalmente giustificabile, è politicamente o vendetta o paura»

Senato della Repubblica
Francesco Cossiga

Signor Paolo Persichetti
Casa Circondariale Marino del Tronto
Frazione Navicella, 218
63100 Ascoli Piceno

Roma, 27 settembre 2002

Gentile Signor Persichetti

ho letto la Sua intervista a La Stampa (25 settembre 2002) e La ringrazio per l’attenzione che Lei e i Suoi compagni riservate alle mie valutazioni e ai miei giudizi.
Io ho combattuto duramente il terrorismo, ma ho sempre ritenuto che certo si trattasse di un gravissimo e deprecabile fenomeno politico, ma che affondava le sue radici nella particolare situazione sociale politica del Paese, e non invece un “humus delinquenziale”.

Il terrorismo di sinistra – frutto anche di chi nei partiti e nella Cgil lanciava la pietra e nascondeva la mano, e che insegnava la “violenza” in Parlamento e “in piazza”, ma non si é poi assunto, tutt’altro, la responsabilità delle conseguenze pratiche degli insegnamenti stessi -, nasce a mio avviso da una lettura “non storica” del marxismo-leninismo e da una “mitizzazione” della Resistenza e della Liberazione che, nel contenuto sociale e politico della sinistra, è fallita perché ha portato alla ricostituzione di un “regime delle libertà borghesi”.

Ritengo che l’estremismo di sinistra, che era non un terrorismo in senso proprio (non credeva infatti che solo con atti terroristici si potesse cambiare la situazione politica), ma era “sovversione di sinistra” come agli albori era il bolscevismo russo, e cioè un movimento politico che, trovandosi a combattere un apparato dello Stato, usava metodi terroristici come sempre hanno fatto tutti i movimenti di liberazione, Resistenza compresa (l’assassinio di un grande filosofo, anche se fascista, che camminava tranquillamente per strada, Giovanni Gentile, da parte di Gap fiorentini si può giudicare positivamente o negativamente, ma da un punto di vista teorico è stato pur sempre un atto di terrorismo) pensando di innescare – e qui era l’errore anche formale – un vero e proprio movimento rivoluzionario.

Voi siete stati battuti dall’unità politica tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano, e per il fatto che non siete stati in grado di trascinare le masse in una vera e propria rivoluzione. Ma tutto questo fa parte di un periodo storico dell’Italia che è concluso; e ormai la cosiddetta “giustizia” che si è esercitata e ancora si esercita verso di voi, anche se legalmente giustificabile, è politicamente o “vendetta” o “paura”, come appunto lo è per molti comunisti di quel periodo, quale titolo di legittimità repubblicana che credono di essersi conquistati, non con il voto popolare e con le lotte di massa, ma con la loro collaborazione con le Forze di Polizia e di Sicurezza dello Stato. Per questo, io che sono stato per moltissimi di voi: “Cossiga con la K” e con le due [N.d.R. qui viene lasciato uno spazio riempito poi con due “S” runiche, a mano], e addirittura “un capo di assassini e un mandante di assassinii”, oggi sono perché si chiuda questo doloroso capitolo della storia civile e politica del Paese, anche ad evitare che pochi irriducibili diventino cattivi maestri di nuovi terroristi, quelli che hanno ucciso D’Antona e Biagi che, per le Forze di Polizia e per la giustizia, è facile ricercare tra di voi, perché voi siete stati sconfitti politicamente e militarmente con l’aiuto della sinistra: andare a cercarli altrove potrebbe essere forse più imbarazzante…

Purtroppo ogni tentativo mio e di altri colleghi della destra o della sinistra di far approvare una legge di amnistia e di indulto si è scontrato soprattutto con l’opposizione del mondo politico che fa capo all’ex-partito comunista.
Leggo che Le hanno rifiutato l’uso di un computer, che onestamente non sapevo costituisse un’arma da guerra! Qualora Lei lo richieda ancora e ancora glielo rifiutassero, me lo faccia sapere, che provvederò io a farglielo dare.
Non perda mai la Sua dignità di uomo neanche in carcere, luogo non fatto e non gestito certo per “redimere” gli uomini! E non perda mai la speranza.

Cordialmente,
Francesco Cossiga

Questo scriveva Francesco Cossiga, in una lettera che aveva inviato al incarcerato Paolo Persichetti, esponente delle ultime Brigate Rosse, alla fine del lontano e ottuso 1992. Una delle tante che Cossiga aveva inviato a prigionieri politici in quel tempo. Come a Renato Curcio, storico leader delle Brigate Rosse, che, da segnalare, ha visitato nel carcere di Rebibbia dove era detenuto, nel novembre 1992. Anche Prospero Galinari, autore materiale del rapimento dell’ex presidente del Consiglio Aldo Moro. E a Toni Negri, poi autoesiliato in Francia, che ha fornito asilo ai politicamente perseguitati di tutto il mondo, grazie alla famosa «dottrina Mitterrand». Lettere che ha inviato pochi mesi dopo la fine del suo mandato nel 1992.

Qualsiasi corrispondenza con la realtà greca di questo momento provoca solo tristezza!

Μichele ‘Mikis’ Mavropulos

Intervento nel porto di Kavala per Kufodinas
Gruppi di solidarietà hanno appeso striscioni e distribuito testo sull’immediato trasferimento di Dimitris Koufontinas alla prigione di Korydallos
23 | 02 | 2021 | 22:47

L’intervento sulla strada costiera di Kavala, nel porto “Apostolos Pavlos” è stato effettuato nel pomeriggio di martedì 23 febbraio 2021 per solidarietà con Dimitris Koufontinas, una settimana dopo l’intervento in piazza Kapnerghati, chiedendone l’immediato trasferimento alla prigione di Korydallos, in modo che termini lo sciopero della fame iniziato l’8 gennaio 2021, mentre per ordinanza del Procuratore del Tribunale di primo grado di Lamia, emessa su richiesta dei medici dell’Ospedale di Lamia, dove ssi trova in cura, sono state ordinate tutte le necessarie misure mediche per salvare la vita del prigioniero.

Intervento nel porto di Kavala per Kufodinas
Gruppi di solidarietà hanno appeso striscioni e distribuito testo sull’immediato trasferimento di Dimitris Koufontinas alla prigione di Korydallos
23 | 02 | 2021 | 22:47

L’intervento sulla strada costiera di Kavala, nel porto “Apostolos Pavlos” è stato effettuato nel pomeriggio di martedì 23 febbraio 2021 per solidarietà con Dimitris Koufontinas, una settimana dopo l’intervento in piazza Kapnerghati, chiedendone l’immediato trasferimento alla prigione di Korydallos, in modo che termini lo sciopero della fame iniziato l’8 gennaio 2021, mentre per ordinanza del Procuratore del Tribunale di primo grado di Lamia, emessa su richiesta dei medici dell’Ospedale di Lamia, dove ssi trova in cura, sono state ordinate tutte le necessarie misure mediche per salvare la vita del prigioniero.

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