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Porti chiusi, ma per le armi – Κλειστά λιμάνια, μα για τα όπλα

Genova, riparte la battaglia dei lavoratori portuali contro le navi che trasportano armamentari bellici e rilancia per il 16 febbraio, data in cui dovrebbe attraccare in porto la nave Bahri Yanbu.

Γένοβα, η μάχη των λιμενεργατών εναντίον των πλοίων που μεταφέρουν πολεμικούς εξοπλισμούς ξεκινά και πάλι οι οποίοι δίνουν ραντεβού για τις 16 φεβρουαρίου, ημερομηνία κατά την οποία το πλοίο Bahri Yanbu θα πρέπει να δέσει στο λιμάνι

Τα πλοία αυτά μεταφέρουν όπλα στη Μέση Ανατολή, τη Βόρεια Συρία, την Ινδία και την Υεμένη, στα εδάφη όπου υπάρχουν συγκρούσεις που προκαλούν χιλιάδες θύματα, τα περισσότερα από τα οποία είναι πολίτες. Αυτά τα όπλα χρησιμοποιούνται εναντίον των ομάδων αυτοάμυνας του Κουρδικού λαού YPG και YPJ που από πάντα είναι στρατευμένες σε δύο μέτωπα, αφενός, ενάντια στην τουρκική κυβέρνηση που επιχειρεί μια αργή εισβολή στη Βόρεια Συρία, και αφετέρου ενάντια στις τρομοκρατικές πολιτοφυλακές του ISIS.

Queste navi trasportano armi nel Medio Oriente, nella Siria del Nord, in India e nello Yemen, nei territori in cui ci sono conflitti che provocano migliaia di vittime, la maggior parte delle quali civili. Queste armi vengono utilizzate contro le squadre di autodifesa del popolo Curdo YPG e YPJ da sempre impegnate su due fronti, da un lato il governo Turco che tenta una lenta invasione della Siria del Nord, dall’altro le milizie terroristiche dell’ISIS.

Η Γενοβέζικη Αυτόνομη Κολεκτίβα Λιμενεργατών αποφάσισε να πάρει την κατάσταση στα χέρια της – Il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova ha quindi deciso di prendere in mano la situazione e rilanciare il loro diritto al DISSENSO contro la guerra nel mondo, strumento sempre più spesso utilizzato dal CAPITALISMO e dall’IMPERIALISMO sempre più invasivo.

Lo stato italiano secondo retorica dovrebbe ripudiare la guerra, in realtà con la solita ipocrisia fa tutt’altro, per questo i lavoratori chiedono alle istituzioni, in questo caso il Ministro degli Esteri DI MAIO, di prendere posizione e schierarsi contro la guerra e a favore dei lavoratori portuali.

La nave in questione pare non essere riuscita ancora a fare scalo in nessun porto europeo per via di blocchi e manifestazioni di tutti i lavoratori portuali che sono stanchi di doversi rendere partecipi alle guerre sempre più sanguinarie e distruttive che ogni giorno portano migliaia e migliaia di persone a scappare dai propri paesi di origine o nel peggiore dei casi vedono bambini mutilati o uccisi da mine anti-uomo o bombardamenti.

La richiesta di partecipazione è aperta a tutti e tutte coloro che ripudiano la guerra, nei filmati che alleghiamo si fa presente come le varie sigle sindacali siano state avvisate di quello che accade e si richiede una presa di posizione anche da parte loro, è tempo di smettere di girare la testa e lottare contro chi porta morte, povertà e fame ai popoli in tutto il mondo.

FERMIAMO L’INGRESSO NEL PORTO DI GENOVA DELLA “BAHRI YANBU” .

https://www.ilfattoquotidiano.it/…/navi-cariche-di…/5699648/

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BAGNO PUBBLICO GRATUITO E LAVATRICE PER TUTTI AD ATENE CONTRO L’EMARGINAZIONE CAPITALISTICA

LA STORIA PERDUTA

Nell’ottobre 2017 nel quartiere di Exarchia ad Atene è stata creata una struttura collettiva autogestita di bagno pubblico e lavanderia, nel pianoterra dello spazio occupato GARE (Kallidromiou 74).
I bagni sono aperti tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 20 e forniscono asciugamani, sapone, spazzolini da denti, dentifrici e rasoi puliti.
Un aiuto concreto, che fornisce servizi essenziali per chi vive ai margini della società, sia questi un senzatetto, un migrante o una persona che pur avendo un tetto non può permettersi di pagare le bolette.
L’iniziativa fu una risposta alla decisione infame del governo Tsipras, che il 28 settembre 2016 ottenne il via libera del Parlamento (152 voti a favore, 141 contrari) per la privatizzazione delle municipalizzate dell’acqua potabile di Atene e Salonicco. Questa era una delle tante condizioni poste dai creditori strozzini per dare al governo greco l’ennesima tranche di “aiuto” di 2,8 miliardi di…

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